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Raffaele Diana: Una vita nel calcio 27/06/2008 08:15 Intervista all’allenatore della Leva Pulcini 98: Raffaele Diana A cosa può puntare il gruppo di giocatori che allenerà il prossimo anno? In campo sportivo spero riescano a migliorare la tecnica individuale, la tattica di squadra, apprendere i meccanismi che governano il gioco del calcio, la coesione tra i reparti, la determinazione negli allenamenti e nelle gare per raggiungere gli obiettivi finali. In senso più ampio sarà fondamentale l’aspetto educativo, il rispetto dell’avversario, del pubblico e della Società. Valori che saranno utili anche fuori dal calcio e nel futuro della vita. Cosa serve ad una squadra per essere vincente? Umiltà, abnegazione, applicazione, assimilazione degli schemi, aiutarsi in campo, concentrazione e rispetto per l’avversario. Quanta importanza ha l’allenatore in una squadra? In una squadra di bambini il Mister conta il 100%. Secondo me i bambini vedono nel loro allenatore il "capo-branco", l’educatore diciamo un secondo papà e quindi per emulazione ne assimilano concetti, principi e valori. Come sono i rapporti con il pubblico? Ottimi. C’è rispetto reciproco e siamo agevolati dal fatto che le nostre squadre sono composte da bambini. A volte qualche intemperanza dei genitori si registra ma è dovuta più a sfrenato incitamento per i propri figli che quello di inveire contro gli avversari. Le piacerebbe proseguire la sua carriera di allenatore? Sono nel calcio da quarantanni anche se sono nato nel 1952 e non ho nessun interesse a lasciare il mondo dei bambini e della Scuola Calcio. Le più grandi soddisfazioni si ottengono da questi piccoli calciatori e vederli crescere e migliorare ripaga più che essere a contatto con calciatori professionisti. Le è mai capitato di allenare un calciatore che poi è diventato un professionista? Si. Si chiama Mauricio Sanguineti e ha giocato nella Sampdoria, nello Spezia e attualmente gioca in Serie C. La percentuale di quelli che dalle scuole calcio arrivano al professionismo è ancora molto bassa almeno in Italia. Ha mai allenato un "talento" che poi non è riuscito a sfondare? No! Almeno non ne ricordo nessuno in particolare. Molti bambini che dimostrano buone potenzialità si fermano a causa dello studio o perchè provano altri sport e allora è difficile dire che se avesse continuato sarebbe diventato qualcuno. Le caratteristiche che ama in un giocatore? Grinta, disciplina, determinazione, rispetto, duttilità, lealtà, correttezza e tante altre che sono comuni a tutti gli sports ma necessari anche nella vita. |